DIRITTO INTERNAZIONALE

IL DIRITTO INTERNAZIONALE,   chiamato anche “diritto delle genti” (ius gentium), è quella branca del diritto che regola la vita della comunità internazionale. Può essere definito come il diritto della Comunità degli Stati, quindi un diritto al di sopra di essi e dei loro ordinamenti giuridici interni. Meno corretta la definizione di diritto del rapporto tra stati, perché se è vero in senso formale che viene posto in essere tra i vari Stati, in senso materiale non è sempre indirizzato ai rapporti tra questi, ma può anche incidere all’interno delle comunità

Caratteristiche e classificazione

Il diritto internazionale infatti è talvolta scolasticamente suddiviso in Diritto internazionale pubblico e Diritto internazionale privato; secondo tale partizione scolastica il Diritto internazionale pubblico si occupa dei rapporti tra Stati sovrani e tra essi e le Organizzazioni di diritto internazionale; il Diritto internazionale privato si occupa invece dei rapporti tra uno Stato e i cittadini privati stranieri ovvero dei rapporti tra cittadini e Stati stranieri od Organizzazioni internazionali. Questa voce si occupa di quel che viene definito diritto internazionale pubblico.

L’essenza del diritto internazionale è il suo essere internazionale, quindi con giurisdizione su una pluralità di Stati o nei luoghi non regolati dalle legislazioni nazionali, ad esempio il mare e il cosmo. Spesso per diritto privato internazionale si intende la discussione su questioni economiche e commerciali che possono ricadere nel diritto commerciale internazionale, regolato da appositi trattati internazionali e da organi preposti delle Nazioni Unite e degli organismi sovranazionali quali la Commissione europea e il Parlamento europeo.

Operare una distinzione netta tra diritto privato e diritto pubblico in ambito internazionale è piuttosto complicato in quanto si parla principalmente del dibattimento di questioni che richiedono la disamina di un complesso di norme più o meno ascrivibili al diritto nazionale ma generalmente riferite al complesso delle norme e dei trattati internazionali che regolano i rapporti tra Stati, le questioni relative ad organizzazioni sovranazionali, le dispute ‘extraterritoriali’ e le relazioni tra società che agiscono in ambito internazionale, ovvero in più nazioni.

Tra le varie tipologie di diritto internazionale si annoverano, ad esempio, la lex mercatoria, e il diritto internazionale privato.

La suddivisione tra diritto internazionale pubblico e diritto internazionale privato è però contestata da numerosa dottrina[1]. Il Diritto internazionale privato, nonostante l’appellativo di internazionale, è infatti l’insieme delle norme di diritto interno (quindi, proprie di un ordinamento statale, e promulgate con le modalità previste dall’ordinamento dello Stato stesso) che risolvono i conflitti fra le disposizioni dei diversi ordinamenti giuridici applicabili ad un medesimo rapporto, quando esistono collegamenti a più di una legislazione nazionale. Si applicano quindi per il diritto internazionale privato le apposite norme interne (per l’Italia una legge specifica ha riordinato la materia, in precedenza dispersa sui quattro codici). Ne risulta che le due tipologie si riferiscono a rami dell’ordinamento completamente differenti, il cosiddetto pubblico all’ordinamento della Comunità degli Stati (o internazionale), mentre quello privato all’ordinamento interno di ciascuno Stato.

Per quanto sopra, anche l’appellativo pubblico per il Diritto Internazionale in senso proprio viene criticato, in quanto la definizione di pubblico può afferire soltanto ad un ordinamento statuale.

 

La comunità internazionale

All’interno di un ordinamento statale il riconoscimento della personalità giuridica in favore di enti collettivi e organizzazioni, comporta che a questi nuovi soggetti si applichi una disciplina speciale, ovvero differente da quella comune destinata a tutelare e promuovere gli interessi degli individui. Nell’ambito dell’ordinamento internazionale, al contrario, la disciplina di diritto comune riguarda invece enti ed organizzazioni, in modo particolare gli Stati.

Mentre il diritto interno determina i requisiti che enti ed organizzazioni devono aver per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica, il diritto internazionale semplicemente “prende atto di questa personalità”: l’ordinamento internazionale, infatti, non prescrive con che modalità debba essere costituito uno Stato, bensì ne accerta l’esistenza.

Fatte queste premesse, possiamo dire che la principale differenza tra la struttura del diritto internazionale e quella del diritto interno è l’assenza di un’autorità centrale che emani la legge e ne assicuri il rispetto (è questa la cosiddetta “anarchia” della comunità internazionale), inoltre a partire dalla fine del XIX secolo e soprattutto dalla fine della Prima guerra mondiale agli Stati si sono affiancate le Organizzazioni Internazionali, mentre con l’inizio della decolonizzazione hanno progressivamente assunto personalità giuridica internazionale i movimenti insurrezionali, purché esercitino il controllo effettivo su una popolazione ed un territorio.

Alcuni internazionalisti ritengono che i recenti sviluppi della materia stiano facendo lentamente emergere una soggettività giuridica internazionale degli individui, posizione contrastata dalla maggior parte della dottrina, che ritiene che la scena internazionale sia ancora dominata dagli Stati e dalle Organizzazioni sovranazionali, malgrado il ruolo sempre più importante svolto dai singoli e dalle ONG. Il riconoscimento della personalità internazionale degli individui si appoggia sul crescente numero di diritti e obblighi internazionali che spettano ai singoli in quanto tali e non in quanto cittadini di uno Stato, come i diritti umani e la responsabilità internazionale individuale (crimini internazionali).

Diritto consuetudinario e diritto convenzionale (o pattizio)

Vista l’assenza di un legislatore universale, in grado di legiferare validamente e in modo vincolante, il diritto internazionale universalmente valido è per lo più diritto consuetudinario, anche se la politica delle organizzazioni internazionali come l’ONU può influenzarne lo sviluppo (ad esempio sull’uso della forza nelle relazioni internazionali). Per entrare a far parte del diritto consuetudinario una regola deve essere accettata almeno da una larga maggioranza degli Stati che comprenda gli Stati più influenti a livello internazionale.

Il diritto convenzionale si basa invece sugli accordi internazionali liberamente stipulati dagli Stati, che si impegnano a rispettarne le disposizioni. Di norma il diritto pattizio prevale sul diritto consuetudinario (il diritto particolare prevale su quello generale), ma con una importantissima eccezione per quanto riguarda lo ius cogens. Una norma di ius cogens è una norma consuetudinaria che protegge valori considerati fondamentali e a cui non si può in nessun modo derogare: se due Stati stipulano un trattato in cui si propongono di attuare violazioni dell’integrità di uno Stato terzo o di eseguire azioni considerate crimini internazionali, il trattato stesso è considerato nullo.

Forme, contenuti e procedure per la formazione del diritto convenzionale sono state codificate nella Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati; nel Preambolo di questa Convenzione si precisa che le regole del diritto internazionale consuetudinario continueranno a regolare le questioni non disciplinate dalle disposizioni della Convenzione stessa, anche perché la Convenzione rappresenta solo un punto di riferimento e non coincide necessariamente con le consuetudini internazionali in materia.

 

Gli Stati       – Caratteristiche della soggettività

Gli stati sono i soggetti principali del diritto internazionale; essi devono presentare tre caratteristiche sostanziali:

  • avere un popolo: gli Stati devono esercitare il loro controllo su di una popolazione stanziata in un dato territorio e con una propria coscienza politica senza la necessità che risultino omogenei aspetti quali la cultura, la religione, ecc.
  • avere un territorio: gli Stati devono esercitare il loro controllo su di uno specifico territorio, non è tuttavia importante che i confini di questo territorio siano esattamente delineati ma è essenziale poter riconosce un nucleo territoriale nel quale gli stati abbiano un reale controllo.
  • avere sovranità reale sul territorio e sul popolo, questa categoria è composta da due tipologie di sovranità.
    • sovranità interna: è la capacità di uno Stato di esercitare il proprio imperio all’interno del proprio territorio.
    • sovranità esterna: è la capacità di esercitare il governo di una regione e di un popolo indipendentemente da ingerenze di altri stati, contraltare di questa caratteristica è il dovere di ogni stato di non ingerenza nelle competenze governative di un altro Stato. Affinché questa caratteristica sia rispettata occorre insomma che l’ordinamento statale trovi in se stesso la fonte delle propria legittimazione, ovvero senza dipendere giuridicamente da un altro Stato. L’indipendenza (leggi sovranità esterna) si riconosce anche nel caso in cui lo Stato risulti dipendente economicamente o politicamente da un altro Stato: l’importante è comunque che lo Stato conservi la propria autonomia giuridica. Diverso è peraltro il caso in cui la dipendenza economica sia così forte da tradursi in un vero e proprio rapporto di vassallaggio fra i due Stati.

Più in particolare possiamo indicare delle categorie di stato non propriamente dette che godono o no di soggettività internazionale; a tale proposito possiamo ricordare:

  • i microstati: seppur il territorio sia poco esteso e la popolazione poco numerosa non vi è alcun dubbio sul fatto che siano soggetti di diritto internazionale (ad esempio Repubblica di San Marino. principato del Liechtenstein, ecc.)
  • confederazioni di stati: sono considerabili soggetti di diritto internazionale ma relativamente alle competenze non demandate alle istituzioni confederative; è fuori di dubbio, invece, la soggettività internazionale dei singoli stati che le compongono. Per confederazione si intende una associazione di stati indipendenti (stati confederati) che delegano l’esercizio di certe competenze (solitamente in materia di difesa e politica estera) a degli organi comuni. Un esempio recente di confederazione è costituito dalla Serbia e Montenegro (2003-2006), mentre non ci si trova invece davanti a una confederazione ai sensi del diritto internazionale nel caso della C.S.I. (Comunità degli stati indipendenti), in quanto gli accordi istitutivi e lo statuto non delegano particolari poteri agli organi dell’organizzazione, che hanno solo funzioni di coordinamento delle politiche degli stati membri.
  • i cosiddetti stati fantoccio: non godendo di sovranità esterna non sono considerabili come soggetti di diritto internazionale
  • stati federati: non sono considerabili come soggetti di diritto internazionale in quanto delegano ampi poteri all’istituzione federativa (tipicamente competenze internazionali e di difesa) venendo così a mancare la caratteristica della sovranità esterna ad esempio gli stati federati degli Stati Uniti d’America, degli Stati uniti messicani, della Federazione russa, i Lander della Repubblica Federale tedesca, i cantoni della Confederazione elvetica (che pur chiamandosi confederazione in realtà è una federazione), le province dell’Argentina ecc.
  • governi in esilio: i governi in esilio, parlando di questa categoria si fa soprattutto riferimento ai governi riparatisi in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale non sono da considerarsi soggetti di diritto internazionale perché non godono né di un territorio né della reale possibilità di esercitare sovranità sulla popolazione che vi è stanziata. Ciò nonostante, con l’auspicio che in futuro questi governi rientrino in possesso di popolo e territorio, gli atti internazionali compiuti da questi governi possono ritenersi validi. Tale validità è stata fondata però esclusivamente su considerazioni di tipo politico e non giuridico.

Un’altra valida dottrina tende a considerare lo Stato come stato-comunità e stato-organizzazione, per stabilire quale concezione di Stato sia da accettare, e propendendo per la seconda. Si deve constatare quindi che lo Stato in questo caso considerato è uno o più organi dello Stato stesso che esercitino un proprio potere. Secondo questa linea di pensiero non può essere accettata la soggettività internazionale dei Governi in esilio o dei Comitati di Liberazione.

 

Acquisto della soggettività

L’acquisto della soggettività internazionale da parte degli stati, come anche dei movimenti di liberazione e dei movimenti di insurrezione, è legata alla reale manifestazione delle tre caratteristiche di cui sopra (popolazione, territorio, sovranità) in capo ad una organizzazione.

Essendo l’ordinamento internazionale atipico, non contemplando cioè un’istituzione normativa e giudiziale, ma lasciando tutto alla libera iniziativa degli stati e agli accordi che questi pongono in essere tra loro, non può in nessun modo essere delineata una procedura di acquisto della soggettività internazionale.

Più in particolare la questione assume un carattere soprattutto politico, in quanto di per sé il riconoscimento di uno stato da parte di un altro Stato o da parte di istituzioni internazionali non ha che una funzione dichiarativa e non costitutiva, cioè non è essenziale che vi sia riconoscimento da parte degli altri soggetti perché un’istituzione diventi soggetto di diritto internazionale.

Esempio adducibile è lo Stato di Israele che esercita controllo e governo su di un territorio ed in capo ad una popolazione, pur non essendo riconosciuto dalla quasi totalità dei paesi arabi.

Ancora, il riconoscimento può essere espresso (dichiarato da altri stati) o tacito (deducibile dall’inizio di attività di diritto internazionale aventi come controparte il nuovo soggetto, come ad esempio la stipula di un trattato).

 

Limiti alla sovranità interna

Pur essendo per uno Stato, in linea di principio, lecito amministrare il proprio territorio a piacimento, organizzando liberamente le istituzioni governative e le leggi che regolino la comunità civile, la sovranità dello stesso sul suo territorio conosce diverse limitazioni. Tali limitazioni si riferiscono in primo luogo al divieto di violare il cosiddetto ius cogens, quell’insieme cioè di consuetudini imperative per ogni stato in particolare riferimento al rispetto dei diritti umani.

I limiti alla sovranità interna sono:

  • iniziative volte a promuovere la tutela della dignità umana;
  • norme su punizione dei crimini internazionali (genocidio, crimini contro l’umanità, crimini contro la pace, crimini di guerra);
  • limiti relativi a rapporti economici e sociali (dir. internazionale economico);
  • protezione dell’ambiente;
  • trattamento stranieri;
  • trattamento dei diplomatici e degli organi stranieri (VEDI SOTTO);
  • trattamento degli stati stranieri;
  • trattamento delle organizzazioni internazionali;
  • norme di diritto internazionale marittimo

 

Immunità diplomatica

Altra categoria di limitazioni riguarda l’immunità garantita ai funzionari di altri stati. Il principio sottostante che garantisce una protezione estensiva agli agenti diplomatici di stati esteri è da ricercarsi nella consuetudine che istituzioni di pari grado non possano citarsi in giudizio e giudicarsi l’una con l’altra (par in parem non habet iudicium). Questo si riflette nel diritto internazionale nella pratica dell’immunità per i funzionari diplomatici di uno Stato estero, disciplinata dalla Convenzione di Vienna del 1961 entrata in vigore nel 1965. Tale immunità può essere divisa in immunità funzionale o immunità personale. L’immunità funzionale si applica agli atti che il diplomatico compie nello svolgimento delle sue funzioni e comprende:

  • Esenzione fiscale (imposte dirette).
  • immunità giurisdizione penale (esclusa per i consoli in caso di reati gravi).
  • immunità giurisdizione civile (esclusa per beni immobili o attività economiche non possedute per conto dello Stato per cui il funzionario opera, viene altresì esclusa per le controversie riguardanti le successioni ed eredità).
  • inviolabilità personale (da atti coercitivi, es. forze di polizia).
  • inviolabilità domiciliare (non è contemplata l’immunità per violazioni del codice stradale).

Differente è il discorso per quanto riguarda l’immunità personale. Quest’ultima ricopre gli atti cosiddetti jure gestiones del diplomatico, ossia gli atti che il funzionario compie come soggetto privato. In tal caso l’immunità coprirà l’intero arco del suo servizio per poi decadere al termine della sua funzione, una volta lasciato il Paese, e quindi renderà processabile il diplomatico per gli eventuali illeciti commessi nell’arco del tempo di svolgimento delle sue funzioni.

 

fonte: WIKIPEDIA

 

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