Tematiche giuridiche

TRATTATI INTERNAZIONALI

 

Un trattato internazionale è una delle principali fonti del diritto internazionale e consiste nell’incontro delle volontà di due o più Stati diretti a disciplinare rapporti intercorrenti tra essi. Nella prassi si usano anche altre denominazioni, quali accordo, patto o convenzione (le ultime due sono di solito adottate per trattati di particolare rilevanza). Viene usato anche il termine protocollo, di solito per indicare il trattato con il quale si stabiliscono norme integrative rispetto a quelle contenute in un altro, o si disciplina l’attuazione di un altro trattato in attesa della sua entrata in vigore (protocollo di firma), o viene regolata una questione specifica.

Tradizionalmente nel testo dei trattati gli Stati tra cui intercorre l’accordo sono denominati alte parti contraenti

La Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati

Essendo fonti di secondo grado, i trattati sono subordinati alle norme consuetudinarie che ne disciplinano il processo di formazione (diritto dei trattati). Dal 1980 è in vigore la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati redatta nel 1969 dalla Commissione ONU per la codificazione del diritto internazionale: essa riunisce le regole sulla formazione dei trattati internazionali. In aggiunta a tale convenzione vi sono inoltre quelle stipulate sempre a Vienna nel 1978 e nel 1986: la prima regola la successione degli Stati nei trattati, la seconda (non ancora entrata in vigore) regola i trattati tra Stati e organizzazioni internazionali o tra organizzazioni internazionali.

L’art. 4 della Convenzione di Vienna afferma che le regole in essa contenute, quando incorporano norme di diritto consuetudinario, valgono per tutti gli Stati e per tutti i tipi di trattati; le norme innovative introdotte nella Convenzione valgono, invece, solo per gli Stati contraenti e non hanno effetto retroattivo: si applicano cioè solo ai trattati stipulati dopo l’entrata in vigore della Convenzione.

 

 

PRINCIPALI TRATTATI STORICI :

  • Trattato di Anagni
  • Trattato di Maastricht
  • Trattato di Osimo
  • Trattati di Roma, che hanno costituito le Comunità europee
  • Trattato di Verdun
  • Trattati di Versailles
  • Accordi di Schengen
  • Accordi bilaterali tra Svizzera e Unione europea

 

 

> Il Trattato di Anagni fu un trattato di pace stipulato il 12 giugno del 1295 fra Giacomo II di Aragona il Giusto e Carlo II d’Angiò lo Zoppo, re di Napoli, a seguito della contesa tra angioini e aragonesi sull’eredità degli Hohenstaufen

> Il Trattato di Maastricht, o Trattato dell’Unione europea, è un trattato che è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi, sulle rive della Mosa, dai dodici paesi membri dell’allora Comunità Europea, oggi Unione europea, che fissa le regole politiche e i parametri economici necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione. È entrato in vigore il 1º novembre 1993.

> Il Trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975, sancì lo stato di fatto di separazione territoriale venutosi a creare nel Territorio libero di Trieste a seguito del Memorandum di Londra (1954), rendendo definitive le frontiere fra l’Italia e l’allora Jugoslavia.     Esso concluse la fase storica iniziata nel 1947 con il trattato di pace, allorquando si decise la cessione alla Jugoslavia di gran parte della Venezia Giulia (Fiume e le isole del Quarnaro, la quasi totalità dell’Istria e gli altopiani carsici a est e nord-est di Gorizia) e la creazione del Territorio libero di Trieste comprendente l’attuale provincia di Trieste e i territori costieri istriani da Ancarano a Cittanova (oggi rispettivamente in Slovenia e Croazia). La mancata attivazione delle procedure per la costituzione degli organi costituzionali del TLT impedì di fatto a quest’ultimo di nascere. La successiva cessione del potere di amministrazione civile del TLT rispettivamente all’Italia (zona A) e Jugoslavia (zona B) creò le condizioni per gli sviluppi successivi che portarono al trattato di Osimo (AN).

> Usualmente con Trattato di Roma si indica il solo trattato istitutivo della Comunità Economica Europea. Questo trattato è ancora la base legale di molte decisioni prese dall’Unione europea, pur avendo subito notevoli modifiche in seguito all’entrata in vigore, il 1º dicembre 2009, del Trattato di Lisbona che ha previsto, tra l’altro, di cambiarne il nome in Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Questo trattato prevedeva:

  • l’eliminazione dei dazi doganali tra gli Stati Membri;
  • l’istituzione di una tariffa doganale esterna comune;
  • l’introduzione di politiche comuni nel settore dell’agricoltura e dei trasporti;
  • la creazione di un Fondo Sociale Europeo;
  • l’istituzione della Banca europea degli investimenti;
  • lo sviluppo della cooperazione tra gli Stati Membri.

Per raggiungere questi obiettivi il trattato pone alcune linee guida e definisce il quadro per l’attività legislativa delle istituzioni comunitarie, in particolare riguardo alla politica agricola comune (articoli 38-43), la politica dei trasporti (articoli 74-75) e una politica commerciale comune (articoli 110-113).

Il mercato comune basato su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, che avrebbe dovuto realizzarsi in un periodo di dodici anni, in tre fasi successive (articolo 8).

Il Trattato CEE, ufficialmente il “Trattato che istituisce la Comunità economica europea” ha istituito appunto la CEE. È stato firmato il 25 marzo 1957 insieme al Trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica (Trattato Euratom): insieme sono chiamati “Trattati di Roma”.   Insieme al trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, ovvero la CECA, firmato a Parigi il 18 aprile del 1951, rappresentano il momento costitutivo delle Comunità europee.   Il nome del trattato è stato successivamente cambiato in Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE) dopo l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht e di nuovo cambiato in Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

> Nel Trattato di Verdun dell’843 i tre figli sopravvissuti di Ludovico il Pio divisero il suo territorio, l’Impero Carolingio, in tre regni. Il figlio maggiore, Lotario I, aveva dichiarato guerra ai fratelli fin dalla morte del padre, avvenuta nell’840. Dopo la sua sconfitta nella battaglia di Fontenay, combattuta nell’841, e l’alleanza tra i suoi fratelli, sigillata nel Giuramento di Strasburgo, Lotario era disposto a negoziare.    Ognuno dei fratelli aveva già un suo regno – Lotario in Italia, Ludovico II il Germanico in Baviera e Carlo il Calvo in Aquitania. Lotario ricevette la parte centrale dell’impero – quella che in seguito divenne Paesi Bassi, Lorena, Alsazia, Borgogna, Provenza, e Italia – e a titolo onorifico anche il titolo imperiale, ma senza avere più che un comando nominale. Ludovico ricevette la parte orientale – gran parte di quella che divenne più tardi la Germania – sotto forma di Sacro Romano Impero. Carlo invece ricevette la porzione occidentale – gran parte della quale sarebbe divenuta la Francia – incluse anche l’Aquitania, Tolosa e la Settimania.            Anche se spesso viene presentato come la devoluzione o la dissoluzione dell’impero unitario di Carlo Magno, il trattato in effetti riflette la continua aderenza alla tradizione Franca di una eredità divisibile invece che di una che favoriva solo il primogenito.

 

Il Trattato di Versailles si può riferire a:

  • Trattato di Versailles (1756) – un trattato di alleanza difensiva fra Francia e Austria.
  • Trattato di Versailles (1757) – allargamento in chiave offensiva del trattato precedente a Sassonia, Svezia e Russia, stipulato durante la guerra dei sette anni.
  • Trattato di Versailles (1758) – ratifica dell’alleanza sancita dai due trattati precedenti, con modifica delle condizioni.
  • Trattato di Versailles (1768) – la Repubblica di Genova cede la Corsica al Regno di Francia.
  • Trattato di Versailles (1774) – trattato tra la Francia e la Spagna sul contrabbando.
  • Trattato di Versailles (1783), detto anche trattato di Parigi (1783) – trattato sulle dispute coloniali di Francia, Spagna e Inghilterra.
  • Trattato di Versailles (1871) – trattato di pace della guerra franco-prussiana.
  • Trattato di Versailles (1919) – trattato di pace della prima guerra mondiale

 

> Accordi di Schengen,  l‘acquis di Schengen  è un insieme di norme e disposizioni, integrate nel diritto dell’Unione europea, volte a favorire la libera circolazione dei cittadini all’interno del cosiddetto Spazio Schengen, regolando i rapporti tra gli Stati che hanno siglato la Convenzione di Schengen.      Il complesso di norme, dette anche accordi di Schengen, prende il nome dalla cittadina di Schengen, in Lussemburgo, al confine con la Francia e la Germania.

L’acquis di Schengen comprende:

  • l’Accordo di Schengen, firmato il 14 giugno 1985 dagli Stati del Benelux, dalla Germania e dalla Francia;
  • la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, firmata il 19 giugno 1990;
  • gli accordi di adesione alla Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen da parte di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia;
  • le decisioni del Comitato esecutivo e del Gruppo centrale.

Obiettivo degli accordi è favorire la libera circolazione dei cittadini e la lotta alla criminalità organizzata all’interno dello Spazio Schengen, mediante l’abolizione dei controlli alle persone alle frontiere interne tra gli Stati partecipanti e la costituzione di un sistema comune di controllo alle frontiere esterne.

Gli accordi prevedono inoltre una cooperazione giudiziaria e di polizia rafforzata per la lotta alla criminalità,  la possibilità per le forze di polizia di intervenire in alcuni casi anche oltre i propri confini (per esempio durante gli inseguimenti di malavitosi) e l’integrazione delle banche dati delle forze di polizia in un database unico, il Sistema di informazione Schengen (SIS).

Al 2015, lo Spazio Schengen comprende 26 paesi che applicano integralmente l’acquis di Schengen (22 Stati membri dell’Unione europea e quattro Stati associati).    La frontiera esterna dello Spazio Schengen (per l’80% marittima e per il 20% terrestre) è lunga più di 50 000 km e comprende centinaia di valichi di frontiera aeroportuali, marittimi e terrestri.

 

> Accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea.

In seguito al rifiuto della popolazione svizzera di ratificare per referendum l’accordo sullo Spazio Economico Europeo del 6 dicembre 1992, il Consiglio federale intraprende una serie di negoziati bilaterali con l’Unione europea (UE). Negoziati che si concretizzeranno l’11 dicembre 1998 con la conclusione degli accordi bilaterali I, che verranno sottoscritti il 21 giugno 1999.

Nel mese di giugno del 2001 la Svizzera e l’UE decidono di intavolare dei nuovi negoziati bilaterali su ulteriori 10 temi. I primi 7 sono questioni che non potevano essere trattate prima della conclusione dei primi accordi e per le quali entrambe le parti, al termine degli accordi bilaterali I, si sono impegnate ad avviare una discussione.   I temi del fisco, del risparmio e della lotta contro la frode fiscale sono richieste dell’UE, mentre la Svizzera insiste per gli accordi di Schengen e di Dublino. Il 19 maggio 2004 vengono conclusi gli accordi bilaterali II (o bis), che vengono firmati il 26 ottobre. Questi trattati sottolineano la volontà di entrambe le parti di proseguire sulla via bilaterale, che consente alla Svizzera di difendere i suoi interessi e di regolare in modo pragmatico i problemi concreti riscontrati nei confronti dell’UE.   Gli accordi bilaterali II sono entrati in vigore in anni diversi a seconda dell’anno di approvazione delle parti contraenti (membri dell’UE).

fonte: WIKIPEDIA

 

 

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